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Conto alla rovescia per PORDENONELEGGE 2016

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Dal 14 al 18 settembre 2016 si rinnova l’appuntamento con pordenonelegge, la Festa del Libro con gli Autori: si tratta della diciassettesima edizione di una tra le più attese manifestazioni dell’agenda culturale italiana. Ancora una volta pordenonelegge cercherà di raccontare, attraverso il mondo dei libri, il mondo in cui viviamo. Questa, infatti, è da sempre la missione del festival: raccontare il mondo, sentire le sue voci. Perché il mondo parla con molte voci e in molte forme, e i libri sono ancora il crocevia privilegiato del loro incontro.

Pordenonelegge diventa quel luogo di convegno, perciò, dove l’idea di cultura che si propone è quella della costruzione di un confronto ampio, vario e senza pregiudiziali: dalle provocazioni letterarie alle discussioni d’accademia fino alle contaminazioni con cinema e teatro. Così come il mondo, anche il festival avrà diversi percorsi possibili, linee che si intrecciano o che non si incontrano mai; e quindi i lettori che affollano le strade di Pordenone, dovranno cercare nella ricca offerta del programma quel particolare viaggio di dialoghi, incontri e discorsi che formerà l’unico itinerario della propria immaginazione: la “loro” pordenonelegge.

La prima notizia è il conferimento a Javier Cercas del Premio FriulAdria La storia in un romanzo, nato dalla collaborazione fra pordenonelegge con il festival goriziano èStoria e il Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, e promosso dalla Banca Popolare FriulAdria Crédit Agricole. Javier Cercas, scrittore spagnolo di fama internazionale, con i suoi romanzi lancia una continua sfida alla nostra percezione della storia, alle modalità della sua interpretazione e della sua narrazione. Al centro della sua ricerca artistica, che inventa tessiture e soluzioni narrative sempre originali, con uno stile preciso e implacabile, c’è l’enigma dell’esistenza individuale. Quell’originalità di ogni vita, quell’unicità che la storia sa necessaria, ma inafferrabile. Un personaggio letterario precisamente delineato, una vicenda che interroga i limiti della credibilità documentabile – ci insegna Cercas – aiuta a comprendere meglio la vita delle persone nel tempo, la possibile loro storia profonda e vera. Anche quest’anno a pordenonelegge.it ci saranno grandi nomi della letteratura italiana e internazionale, con un programma che unisce firme consacrate a scrittori esordienti. Innanzitutto, a inaugurare ufficialmente il festival sarà Dacia Maraini una scrittrice che ha lasciato un segno indelebile nella nostra letteratura.

Di straordinaria rilevanza è anche la presenza di autori stranieri, perché pordenonelegge da sempre vuole essere un ingranaggio di trasmissione della conoscenza, e aprire finestre sulle realtà più lontane e significative del pianeta. Partiamo con un autore amatissimo, lo scozzese Irvine Welsh che dopo Trainspotting, ci racconterà ancora le avventure comiche e irriverenti degli “ultimi” di una Edimburgo lercia e spassosa.

Uno spazio molto ampio di pordenonelegge è legato, inoltre, ai rapporti fra letteratura e arte, perché l’arte è anche racconto, e saperla raccontare equivale a coglierla in tutte le sue implicazioni, puramente visive e culturali. La mostra “BookArt”, sarà lo spunto per due incontri dedicati a uno speciale rapporto tra l’arte e il libro: quello con Dario Cestaro, che ci accompagnerà nel mondo della Paper Engineering, e quello con le artiste Luciana Frigerio e Samantha Bonanno, che ci racconteranno il loro lavoro.

Di straordinario spessore sarà la qualità degli incontri dedicati alla storia, alla scienza e alla filosofia. A cominciare da uno dei più influenti pensatori contemporanei, lo sloveno Slavoj Žižek che torna a pordenonelegge con una lezione magistrale dal titolo ironico e provocante: More alienation, please! a plea for politely ignoring others. Una voce influente della psicanalisi, Massimo Recalcati, sarà protagonista di due eventi, uno dedicato a Jacques Lacan e l’altro sul valore dei libri a scuola. Un altro importantissimo psicanalista, Jean-Claude Milner ci spiegherà la politica delle cose. Continue reading

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#ioleggoperché

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“Io leggo perché ovunque mi trovi ho sempre a disposizione una biblioteca: anche a scuola o sul luogo di lavoro”. È quello che potranno dire milioni di italiani – ragazzi e adulti, studenti e lavoratori – al termine dell’anno, quando si concluderanno le attività di #ioleggoperché 2016.

Dopo il successo della prima edizione nel 2015, con la distribuzione di 240.000 libri e il coinvolgimento di 35.000 Messaggeri, torna infatti la grande campagna di promozione del libro e della lettura organizzata dall’AIE (Associazione Italiana Editori) sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo), in collaborazione con ALI (Associazione Librai Italiani – Confcommercio), AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e Confindustria – Gruppo tematico Cultura. Con un obiettivo ancora più ambizioso: portare la lettura nella quotidianità di tutte le persone, contribuendo alla creazione e allo sviluppo di centinaia di biblioteche scolastiche e aziendali. Come? Grazie all’impegno, alla passione e al coinvolgimento di tutti gli italiani. E attraverso un progetto articolato, che si svilupperà da maggio a novembre, mettendo in contatto librai, bibliotecari, docenti, imprenditori, editori, ragazzi, genitori, nonni e tutti quanti abbiano a cuore il piacere della lettura.

Sulla piattaforma online www.ioleggoperche.it confluiranno scuole, aziende e librerie partecipanti, che stringeranno gemellaggi basati sulla vicinanza territoriale. I Messaggeri, amanti dei libri, saranno chiamati a iscriversi sul sito e avranno un ruolo centrale nella fase operativa della campagna. Come recita il claim ufficiale, infatti, pur di aiutare le scuole a dotarsi di una ricca biblioteca saranno pronti a tutto: anche a lanciarsi metaforicamente con un potente razzo per sensibilizzare i cittadini più lontani. Tutto questo avverrà in nove giorni di festa ed eventi speciali, nei quali circa 1.000 librerie ad ora coinvolte accoglieranno i cittadini che vorranno acquistare un libro per donarlo a una biblioteca scolastica: da sabato 22 a domenica 30 ottobre 2016, proprio nei giorni di Libriamoci.

Giornate di lettura nelle scuole. #ioleggoperché 2016 si allea infatti con l’iniziativa promossa da MIUR e MiBACT in una proficua sinergia per comunicare insieme su una duplice piattaforma l’amore per i libri e il loro insostituibile valore culturale e formativo, in un’ottica di reciproca efficacia. Grazie alla partnership con il Gruppo Tematico Cultura di Confindustria, quest’anno anche le aziende sono in prima fila. Gli imprenditori saranno invitati non solo a partecipare alla campagna a favore delle biblioteche scolastiche, ma ad arricchire il catalogo delle biblioteche interne della propria azienda (creandone di nuove, dove non ancora esistenti).

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E gli editori? Faranno anch’essi la loro parte, raddoppiando il numero dei libri al momento della consegna nelle scuole: per ogni volume acquistato e donato dai cittadini, ne sarà aggiunto uno dalle case editrici in numero uguale per tutte le scuole aderenti che ne faranno richiesta. Così le biblioteche diventeranno ancora più ricche! In un’epoca in cui la tecnologia digitale migliora molti aspetti della nostra vita, ma ci spinge anche verso ambienti, passatempi e relazioni di natura “virtuale”, #ioleggoperché 2016 rimette al centro della società un luogo fisico, reale, uno spazio di aggregazione dal fascino e dalla storia unica: la biblioteca, rifugio prediletto dei libri e palestra in cui – tra svago e immaginazione, studio e piacere, ricerca e scoperta – si sono formate generazioni di lettori. Non semplici depositi di carta impolverata, ma fertili oasi di benessere per la mente e per lo spirito che, grazie a questa straordinaria iniziativa di mobilitazione civile, torneranno a germogliare sull’intero territorio nazionale, conquistando spazi nuovi o in passato coperti solo parzialmente. Donare un libro sarà un piccolo gesto d’amore individuale per la lettura, un grande contributo collettivo alla crescita del Paese. Continue reading

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Torna Éntula, Festival Letterario Diffuso

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Sta per tornare Éntula, Festival Letterario Diffuso, progetto dell’Associazione Culturale Lìberos.

Le porte si apriranno il 23 aprile e si chiuderanno a novembre 2016.

Facciamo qualche passo dietro le quinte di questa iniziativa e andiamo a conoscere le motivazioni che sono alla base della sua creazione e del suo sviluppo.

“L’alto numero di festival letterari nel nostro Paese, specie se confrontato con le statistiche di lettura, è tema costante di riflessione nel mondo del libro: fanno crescere il numero dei lettori? Sono frequentati solo da chi già legge? Drenano risorse che sarebbe meglio destinare alle infrastrutture che hanno la promozione della lettura fra le loro ragioni d’essere (scuole e biblioteche) e che invece vedono costantemente ridotti i loro trasferimenti? Tutte domande legittime, per le quali non abbiamo risposte. – leggiamo nella presentazione sul sito – Abbiamo però una proposta: un festival permanente spalmato sull’intero territorio, perché la festa del libro, come quella della donna e degli innamorati, come il giorno della memoria, o è tutti i giorni, o non è. Raggiungere anche i paesini più piccoli, lontani dai grossi centri e dalle spiagge, quelli dove “non succede mai niente”, dove l’unico sogno dei giovani è scappare, perché la vita è altrove. Rendere ognuno di questi paesi protagonista per un giorno, attrazione di un pubblico di lettori che vengono dai paesi vicini o dalle città per ascoltare l’autore preferito, ma anche di abitanti del luogo che spesso non sono lettori, ma partecipano perché è un evento della comunità. Ed ecco che si avvicinano agli scrittori e ai libri anche i misteriosi “non lettori”, quelli che non vanno neanche al cinema o a teatro, non visitano i musei e non vanno ai concerti. Ecco che a Neoneli, 650 abitanti, decine di persone si trovano a chiacchierare di matriarcato con un reporter argentino che lo ha scoperto in Cina. A Mara, 700 abitanti, il re del fantasy Terry Brooks mangia con le mani il maialetto arrosto in un antico novenario sconosciuto alle guide Michelin e alla telefonia mobile. A Fordongianus, l’antica Forum Traiani, che un tempo segnava il confine fra l’impero romano e la Barbaria, l’autrice angolana Dulce Maria Cardoso racconta la vita dei retornados in Portogallo…

Un festival che riunisce in un unico dépliant decine di scrittori, biblioteche, librerie, associazioni, scuole è in concorrenza o è di rinforzo all’attività quotidiana degli operatori culturali del territorio?

I dati sulla lettura in Sardegna, in aumento nel 2014 in controtendenza col resto d’Italia, ci fanno pensare che tutte queste attività siano importanti e più efficaci se portate avanti insieme: non i festival al posto delle biblioteche, ma i festival con le biblioteche.

Éntula è momento visibile di relazioni invisibili, di collaborazioni e combinazioni, il punto di arrivo di mesi passati a trovare punti in comune e strade da battere insieme a strutture pubbliche e private. Un festival letterario policentrico che quest’anno si protrae per sette mesi e che spazia dal fantasy al reportage, dall’autore da milioni di copie all’esordiente, dalla Sardegna all’Europa e poi di nuovo alla Sardegna, e che è il primo passo per far diventare il consumo culturale da evento a consuetudine irrinunciabile, per rendere ordinario lo straordinario e accessibile l’inaccessibile.

Ci piace pensare che l’azione da cui Éntula prende il nome, entulare, sia proprio questo primo passo: separare il grano dalla pula, fare una scelta di valore, raccogliere quel grano che poi diventa pane e fare della cultura un pane quotidiano che abbia il sapore del pane della festa.”

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Libri per ragazzi: notizie positive

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Notizie positive dal mondo dei libri per ragazzi.

“L’editoria per ragazzi nel 2015 cresce del +7,9% con un fatturato che raggiunge i 182milioni di euro (esclusa la Grande distribuzione organizzata: dati Nielsen per AIE) e conferma il suo trend – leggiamo nel comunicato AIE – È proprio questo segmento a trainare tutto il comparto librario verso i primi segnali positivi (+0,7% per il mercato complessivo del libro nei canali trade: librerie, online, gdo – fonte: Nielsen per AIE). Questi sono solo i primi elementi che fotografano il settore, così come emergono dal “Rapporto sull’editoria per ragazzi 2016”, a cura dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE), in occasione dell’apertura della Fiera internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna (4–7 aprile) e firmato, eccezionalmente, da Gianni Peresson di AIE e da Pierdomenico Baccalario.

Forte di risultati così positivi, il meglio dell’editoria per bambini e ragazzi torna alla Fiera internazionale del Libro per Ragazzi con Facce da Libri: per il sesto anno consecutivo si ripropone (e cresce) la serie di incontri tra studenti e autori/illustratori, organizzata da AIE in collaborazione con la Fiera del libro per Ragazzi di Bologna, Bologna Fiere, il Comune di Bologna e l’Istituzione Biblioteche di Bologna.
I giovani lettori saranno così i protagonisti assoluti sia di Facce da Libri in città, una serie di appuntamenti nelle biblioteche di Bologna, sia di Facce da Libri in fiera, una nuova proposta che porterà le scuole in fiera.

Facce da Libri in città farà scoprire ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di Bologna le facce di chi li i libri li fa e li scrive, mobilitando in tre giorni di incontri – il 4, 5 e 6 aprile –, duemila bambini di oltre 15 scuole, 12 biblioteche cittadine, 19 marchi editoriali, in 33 incontri con grandi scrittori e illustratori per ragazzi. Tra gli altri parteciperanno Andrea Vitali, Beatrice Masini, Antonio Ferrara, Guido Conti e Nicola Davies.
Novità di quest’anno sarà però Facce da Libri in fiera: grazie al Gruppo Ragazzi di AIE e agli organizzatori della Fiera internazionale del Libro per Ragazzi, 6 classi tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria il 7 aprile visiteranno gli stand di alcuni editori per capire “Il mestiere del libro”.

«Noi editori per ragazzi siamo convinti che per fare una seria azione di promozione alla lettura sia necessario coinvolgere le scuole e le biblioteche – ha sottolineato la coordinatrice del Gruppo Editori per Ragazzi di AIE, Francesca Archinto – e solo facendo rete tra tutte le istituzioni sarà possibile formare lettori consapevoli, curiosi e appassionati».
Torna anche il BOP – Bologna Prize for the Best Children’s Publishers of the year. Promosso da BolognaFiere e AIE, il premio è rivolto agli editori che più si sono distinti per il carattere creativo e la qualità delle scelte editoriali nel 2015.”

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La felicità al potere: un libro, una biografia, un’intervista esclusiva. Cristina Guarnieri racconta José “Pepe” Mujica

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Uruguayan President-elect Jose Mujica

di Francesco Umberto Iodice

In primavera uscirà una riedizione per Castelvecchi con contributi di Roberto Saviano e Milena Gabanelli.

Quando ho finito il libro La felicità al potere mi sono commosso. Non mi capitava da molto e mai per un libro, al massimo per delle poesie… Ma questo libro a cura di Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi è la storia vera di un grande uomo: uno degli ultimi esempi di politici in grado di cambiare le cose e indirizzare la storia di un Paese. Lui, José “Pepe” Mujica, è una leggenda nel suo piccolo Uruguay (3 milioni di abitanti) che è divenuto terra di conquiste sociali e diritti, da quando è stato eletto il Presidente più povero al mondo. Mujica è stato un guerrigliero nel movimento dei MLN – Tupamaros (Movimiento de Libaración Nacional). Ha vissuto una dozzina d’anni in carceri militari e sofferto torture, ma da quando nel 1985 è stato liberato, ha continuato il percorso di militanza come politico nella sinistra. Fino al 2009, quando Mujica ha giurato di fronte a sua moglie Lucía Topolansky sulla stessa Costituzione per cui era stato condannato, come Presidente della Repubblica.

Per chi non fosse già incuriosito a leggere il primo libro italiano – con biografia approvata dalla presidenza, intervista esclusiva e raccolta dei suoi discorsi più importanti – ecco l’intervista realizzata a Cristina Guarnieri. Romana, laurea in Filosofia e dottorato di ricerca in Filosofia del Linguaggio presso l’Università La Sapienza, dal 2011 al 2015 è stata Direttrice Editoriale di EIR, attraverso la quale ha pubblicato diverse inchieste sui diritti umani.

Buongiorno Cristina, quanto è stato difficile arrivare al presidente Mujica?

Forse si dovrebbe dire quanto è stato facile! Le domande che avevamo elaborato Massimo Sgroi (l’altro curatore) ed io erano state trasmesse dall’Ambasciata uruguayana ma poi era saltato un incontro a Napoli. Così, mentre ero a Buenos Aires, ho ritentato e mi hanno risposto subito dandomi un appuntamento due giorni dopo, sorprendentemente. È stato un iter inconsueto, se pensiamo che all’epoca Mujica era un capo di Stato.

È davvero una figura che dà speranza?

Ha dato speranza anche a me. Un conto è quando uno sogna qualcosa, la immagina, ma se tu osi e cogli le occasioni che ti si presentano – come l’incontro con Massimo Sgroi o il fatto di trovarmi in Argentina –, se ti dimostri aperto alle opportunità, può accadere qualcosa di sorprendente e inatteso. Alla base di questa esperienza c’è il dialogo e la voglia di confrontarsi con gli altri.

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L’apertura al prossimo forse è più presente in un Paese del Sud America che da noi…

È un tratto dell’America latina, ma in particolar modo del popolo uruguaiano. Basti pensare alle grandi figure della letteratura, ad esempio Eduardo Galeano, ma anche a molti altri intellettuali che non creano né fanno pesare differenze di status.

L’immagine più forte passata dai media è l’arrivo di Mujica su un vecchio maggiolone a un congresso con i leader mondiali. Ma è solo sobrietà?

Quello che ho cercato di evidenziare nel libro è che la sua sobrietà non è un atto poetico, ma un calcolo politico: se liberi il tuo tempo, puoi avere più spazio per le relazioni, per fare l’amore, per dedicarti alle tue passioni. Nel suo caso quella per la politica. Mujica non cerca di favorire un culto della povertà – che, anzi, va debellata dal mondo –, sviluppa invece un discorso sul tempo per vivere pienamente la vita godendone, senza farci governare dalla logica capitalista.

Scelta sofferta, quella di chi nella sua intervista afferma: «Valori che nessuno ti può rubare ci sono, sono le tue decisioni».

Per il Presidente non bisogna essere schiavi del capitalismo o del comunismo, ma nemmeno delle proprie idee. Nonostante sia stato uno dei massimi leader di un movimento politico importante, Mujica oggi ci insegna a non aderire in modo troppo ligio a un’ideologia che ci può imbrigliare, ma a saper guardare ai problemi con sguardo concreto, attento alla felicità degli essere umani. Se devi aiutare, come accadde a lui, tante famiglie di vedove piene di figli che vivono in miseria, non contano le ideologie, contano le azioni politiche.

Anche perché l’unico potere che riconosce Mujica è quello della felicità. Da qui il titolo, perché?

Se cerchi veramente la felicità, sei un uomo libero. Il potere della felicità sprigiona energie e creatività. Se provi a liberare le sorgenti vitali che ti abitano, la vita cambia, si mettono in movimento forze creative, accadono cose nuove.

Passando all’editoria, come vede il futuro dell’editoria italiana tra crisi e avvento del digitale?

L’editoria è in crisi perché non siamo un popolo di grandi lettori. Una delle tracce della crisi che ci avvolge è che la EIR che dirigevo ha chiuso. Non si deve creare però una dicotomia tra libro cartaceo e digitale, perché non si sovrappongono. Io posso leggere un e-book in treno, ma quando poi torno a casa la sera magari preferisco l’odore della carta e mi prendo il gusto di compiere il gesto antico di sfogliare delle pagine…

Infatti ne avevamo già parlato sul Blog e come sostiene Roberto Cicala (Interlinea Novara) l’importante è leggere. Quali sono i suoi progetti futuri?

Ora lavoro per un altro editore: Castelvecchi, dove però proseguirò questo percorso “di felicità” con una nuova collana che si chiama Litorali, nella quale anche questo libro verrà riproposto in primavera con contributi di Roberto Saviano e Milena Gabanelli e poi molti altri volumi alla ricerca di figure capaci di restituire speranza per il futuro. Persone che, mosse da grande passione e tenacia, possano aiutarci a pensare l’impossibile, a seguire i nostri desideri con coraggio.

Come “Pepe” Mujica, secondo il quale «la politica è lotta affinché la maggior parte delle persone viva meglio» dove «vivere meglio non è avere di più, ma essere più felici».